… STORIE DI FANTASMI

 

fantasmiLibby credeva che Colonna fosse un nome e Di Sostegno un cognome, come Anna Bolena, o Libby Anderson: signora Colonna Di Sostegno. Aveva pertanto deciso di chiamarla semplicemente Coly. [..]
Capì che gli scricchiolii non provenivano da sopra, ma da sotto. Trattenne il respiro. Nessun rumore.
Il luccichio verde della sveglia gli comunicò nel buio che erano le due passate. Mamma e papà dormivano già da un secolo. In quanto a Libby, avrebbe preferito morire, piuttosto che uscire dal letto in piena notte. Ma allora, c’era davvero un ladro? Martin si sentì forte e temerario: accese la lampada sul comodino, scivolò fuori dal letto e avanzò sulla moquette a passi felpati. Accese quindi la luce della camera e aprì la porta: il fascio illuminò il pianerottolo permettendogli di scorgere l’interruttore in cima alle scale, che non utilizzava mai. Guardò l’ingresso. La luce che filtrava fredda dalla strada attraverso i vetri smerigliati della porta illuminav…a l’appendiabiti e la cassapanca con sopra il telefono e la brocca di rame con la lunaria dalle foglioline opalescenti. Ma dov’era finita Coly?
Era sulle scale! Si appoggiava alla ringhiera con una mano e con l’altra sollevava la vestaglia lunga fino ai piedi. Il velo del cappello ondeggiava come fumo sullo sfondo della porta d’ingresso. Salì un altro gradino con uno scricchiolio.
Martin tornò veloce in camera e si nascose sotto le coperte, proprio come era solita fare Libby, che aveva tre anni meno di lui e credeva ancora ai fantasmi.

da “Su per le scale a notte fonda” di Jan Mark, racconto contenuto nel libro “Storie di fantasmi“.
Ill. by Angela Barrett;

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