Duemilaquindici

Magritte, "La recherche de l'absolu" (1960)
Magritte, “La recherche de l’absolu” (1960)

“Fare il proprio volo ogni giorno! Almeno un momento che può essere breve, purché sia intenso. Ogni giorno un “esercizio spirituale”, da solo o in compagnia di una persona che vuole parimenti migliorare. Esercizi spirituali. Uscire dalla durata. Sforzarsi di spogliarsi delle proprie passioni, della vanità, del desiderio di rumore intorno al proprio nome (che di tanto in tanto prude come un male cronico). Fuggire la maldicenza. Deporre la pietà e l’odio. Amare tutti gli uomini liberi. Eternarsi superandosi.

Questo sforzo su di sé è necessario, questa ambizione giusta. Numerosi sono quelli che si immergono interamente nella politica militante, nella preparazione della rivoluzione sociale. Rari, rarissimi quelli che, per preparare la rivoluzione, se ne vogliono rendere degni”

(G. Friedmann, 1970)

… STORIE DI FANTASMI

 

fantasmiLibby credeva che Colonna fosse un nome e Di Sostegno un cognome, come Anna Bolena, o Libby Anderson: signora Colonna Di Sostegno. Aveva pertanto deciso di chiamarla semplicemente Coly. [..]
Capì che gli scricchiolii non provenivano da sopra, ma da sotto. Trattenne il respiro. Nessun rumore.
Il luccichio verde della sveglia gli comunicò nel buio che erano le due passate. Mamma e papà dormivano già da un secolo. In quanto a Libby, avrebbe preferito morire, piuttosto che uscire dal letto in piena notte. Ma allora, c’era davvero un ladro? Martin si sentì forte e temerario: accese la lampada sul comodino, scivolò fuori dal letto e avanzò sulla moquette a passi felpati. Accese quindi la luce della camera e aprì la porta: il fascio illuminò il pianerottolo permettendogli di scorgere l’interruttore in cima alle scale, che non utilizzava mai. Guardò l’ingresso. La luce che filtrava fredda dalla strada attraverso i vetri smerigliati della porta illuminav…a l’appendiabiti e la cassapanca con sopra il telefono e la brocca di rame con la lunaria dalle foglioline opalescenti. Ma dov’era finita Coly?
Era sulle scale! Si appoggiava alla ringhiera con una mano e con l’altra sollevava la vestaglia lunga fino ai piedi. Il velo del cappello ondeggiava come fumo sullo sfondo della porta d’ingresso. Salì un altro gradino con uno scricchiolio.
Martin tornò veloce in camera e si nascose sotto le coperte, proprio come era solita fare Libby, che aveva tre anni meno di lui e credeva ancora ai fantasmi.

da “Su per le scale a notte fonda” di Jan Mark, racconto contenuto nel libro “Storie di fantasmi“.
Ill. by Angela Barrett;

UN TIEPIDO STARNUTO

Starnuto[…] Accadde un dì che quel Drago tanto curioso infilò il suo tiepido nasone tra i cespugli di rose. Il furbone però respirò così forte, ma così forte che il polline gli provocò un fortissimo solletico al naso! In men che non si dica quel drago curioso sentì un irresistibile bisogno di starnutire. Tentò di evitarlo trattenendo il respiro, ma come spesso capita a tutti noi, più lo tratteneva e più la potenza di quello starnuto aumentava. Eee…. Eeee…… Eeeeeee……..tciùùùùùù….. esplose da quel nasone uno starnuto così forte e così caldo, ma così forte e così caldo, ma … così forte e così caldo che in un baleno soffiò via tutti i colori da quel mondo lontano […]

IL MOSTRO CHE SI SENTIVA SOLO

mostrosolo

  Questo è un mostro proprio simpatico. Un mostro che ci fa dormire tranquilli e ci fa divertire mentre lo vediamo nella sua “nerezza” occuparsi di fiori, bere una tazza di te, giocare con i delfini, cercare altri suoi amici. Alice l’ha aperto un po’ titubante e quando l’ha visto che innaffiava i fiori ha riso e se n’è innamorata.

E’ la storia di un mostro che stanco di sentirsi solo parte per un lungo viaggio e arriva in una città. Dopo un primo momento di spavento, gli abitanti, incuriositi lo avvicinano e ne diventano amici. Intanto la storia del mostro fa il giro del mondo.

Passa il tempo e l’amicizia degli uomini non basta più. Così decide di tornare a casa. E lì troverà una bellissima sorpresa.

LA REGINA DELLE NEVI (Andersen)

Disegni di Anastasia Arkhipova
Disegni di Anastasia Arkhipova

TRA LE PIU’ BELLE, AFFASCINANTI E TERRIFICANTI STORIE DI ANDERSEN. Una fiaba in sette parti che riesce ad incantare, angosciare e rassicurare. Questa è una di quelle fiabe che è capace di attirare l’attenzione anche dei più grandi. Mette in scena la fine dell’infanzia, l’inizio della adolescenza, la lotta a volte così interiore e così potente che le ragazze e i ragazzi vivono nel proprio percorso di crescita. La potente ricerca di sè e del proprio posto nel mondo. La disperata ricerca dell’altro, degli amici, dell’amore. L’eterna forza delle fiabe che nel terrificante ridisegnare la realtà, alla fine sanno riportare tutto a casa.  

Tanto, tanto tempo fa, c’erano un bambino chiamato Kai e una bambina chiamata Gerda. Vivevano porta a porta e si volevano molto bene.
Fra le due case c’era un giardino nel quale i due ragazzi giocavano tutta l’estate tra i fiori. Il fiore preferito di Gerda era la rosa e lei aveva perfino inventato una poesia dedicata a Kai:
«Le rose non perdono il profumo mai e amici per sempre saran Gerda e Kai.» Durante l’inverno, sedevano accanto alla stufa ad ascoltare le storie che la nonna di Kai narrava sulla perfida Regina delle Nevi:
«Vola nella grandine e ricopre i campi di neve. Paralizza i fiori con la brina e ghiaccia i fiumi. Il suo cuore è di ghiaccio e vorrebbe che anche quello degli altri fosse come il suo.»
Una sera, mentre la nonna parlava, il vento fischiava intorno alla casa e una finestra si spalancò. Una folata di grandine colpì Kai al viso e una scheggia di ghiaccio gli entrò in un occhio e gli arrivò fino al cuore.
Lì per lì Kai dette un grido di dolore. Ma pochi momenti dopo stava ridendo di nuovo. E Gerda non ci pensò più.
Il giorno dopo, Kai stava andando a giocare nella piazza del paese con gli altri ragazzi.
«Posso venire anch’io?» gli chiese Gerda. Ma Kai si rivoltò con uno scatto: «No davvero. Sei solo una ragazzina stupida.»
Gerda rimase molto ferita da queste parole. Ma come poteva sapere che la scheggia penetrata nel cuore di Kai glielo aveva reso di ghiaccio?
Uno dei giochi favoriti dai ragazzi era quello di legare gli slittini ai carri dei contadini e farsi così trascinare sulla neve. Ma quel giorno, sulla piazza, c’era una grossa slitta bianca, col conducente avvolto in una bianca pelliccia.
«Questo è meglio del carro dei contadini», pensò Kai e legò il suo slittino alla parte posteriore della slitta bianca.
La slitta si mosse, sempre più veloce finché Kai cominciò a spaventarsi.Voleva slegarla, ma non poteva sciogliere il nodo. Correvano sempre più lontano,oltre i confini del paese, volando nel vento.
«Aiuto! Aiuto!» gridava Kai, ma nessuno lo sentiva. Filarono via per ore, poi all’improvviso la slitta si fermò e il conducente si alzò in piedi. Era una donna alta e sottile vestita tutta di neve. Kai la riconobbe subito. Era la Regina delle Nevi! Mise Kai sulla slitta vicino a lei e lo avviluppò nel suo mantello. «Tu hai freddo», disse e lo baciò in fronte.
Il suo bacio era come il ghiaccio, ma lui non sentì più freddo.
La guardava e pensava che nessuna al mondo fosse più bella della Regina delle Nevi.
Infatti era stata proprio lei a mandare il vento che aveva fatto entrare il ghiacciolo nel cuore di Kai, che ora era un blocco di ghiaccio. Kai aveva già dimenticato Gerda, la nonna e la sua casa.
Gerda pianse amaramente quando Kai non tornò a casa. Tutti dicevano che era sicuramente morto, sepolto chissà dove nella neve.
Gerda aspettò tutto l’inverno, ma Kai non tornò. Alla fine, arrivò la primavera e Gerda ricevette in dono un paio di scarpette rosse. Se le mise e andò fino al grande fiume.
«Avete visto il mio amico Kai?» chiese alle onde. «Vi darò le mie scarpette rosse se mi dite dov’è.»

Le onde annuirono con le loro creste spumeggianti. Essa allora montò su una piccola barca attraccata fra le canne, e lanciò le scarpe nell’acqua, più lontano che poté.
In quel mentre, la barca si allontanò dalla riva e cominciò a correre lungo il fiume. Gerda aveva paura, ma non osava saltar giù.
«Forse la barca mi porterà da Kai», pensò.
La barca trascinò Gerda giù lungo il fiume, fino a una casetta dal tetto di paglia circondata da un giardino di ciliegi.
Una strana vecchia signora, con un gran cappello in testa, uscì dalla casetta e con il suo lungo bastone ricurvo agganciò la barchetta e la tirò in secco.
«Povera bambina», disse a Gerda.
«Come mai stavi navigando tutta sola per il mondo?»
Gerda raccontò la sua storia alla vecchia signora e le chiese se per caso avesse visto Kai.
«Ancora non l’ho visto, cara, ma sono sicura che verrà molto presto.» La portò in casa e le offrì delle ciliege. E mentre Gerda mangiava, la vecchia signora le pettinava i capelli.
Ora, dovete sapere che in verità la vecchia signora era una maga, che si sentiva molto sola, e perciò desiderava tenere Gerda con sé. E con il suo pettine magico aveva cancellato tutti i suoi ricordi, perfino quello di Kai!
I giorni passavano e Gerda giocava nel giardino dei ciliegi.Ma, una mattina di sole, mentre girellava tra i fiori del giardino, vide un cespuglio pieno di boccioli di rose. Gerda baciò le rose con trasporto e si ricordò immediatamente di Kai.
«Sono rimasta qui troppo a lungo!» gridò e la sua voce disturbò una grossa cornacchia nera che gracchiò:
«Che succede ragazzina?»
«Devo trovare il mio amico Kai. L’hai forse visto?»
«Un ragazzo è passato di qui la settimana scorsa. Ha fatto innamorare di sé una principessa e ora è principe anche lui. Vivono in un bel palazzo non lontano da qui.»
«Oh, sarei proprio felice per Kai se fosse diventato un principe», rise Gerda. «Puoi mostrarmi la strada per raggiungerlo?»
E la cornacchia accompagnò Gerda fino al palazzo. Poi si appollaiò sulla sua spalla e insieme salirono su una lunga scala buia e arrivarono nella camera del principe.
Gerda guardò il principe addormentato e scoppiò in lacrime: «Ma non è Kai! Dovrò continuare a cercarlo e sono così stanca!»
Il suo pianto svegliò il giovane principe e la principessa che si stupirono moltissimo alla vista di una fanciulla in lacrime ai piedi del loro letto e con una cornacchia sulla spalla, per di più. Ma ascoltata la sua storia furono molto comprensivi.
«Ti darò il mio vestito più bello per rallegrarti» disse la principessa.
«E io ti darò il mio cocchio d’oro» disse il principe, «così potrai viaggiare più velocemente e trovare al più presto il tuo amico.»
Con la carrozza del principe, Gerda si avventurò in una cupa foresta, ma la vettura dorata riluceva troppo fra gli alberi e dei banditi la videro.
«È oro, oro!» gridavano, e al primo crocicchio la circondarono.
Tirarono giù Gerda dalla carrozza e la portarono nel loro covo. Sulla soglia c’era una bambina dagli occhi neri che era la figlia del capo dei banditi.
Quando si resero conto che Gerda non era una ricca principessa e che non c’era niente da rubarle, decisero di ucciderla.

«Oh no, non lo fate!» gridò la figlia del bandito. «Giocherà con me e io potrò indossare i suoi bei vestiti!»
Il capo dei banditi si accigliò. «Va bene, ma la terrò sotto chiave perché non scappi e non denunci il nostro nascondiglio.»
Quella sera Gerda raccontò alla sua nuova amica la storia di Kai. Mentre parlava, le colombe che stavano appollaiate sulle travi e una vecchia renna, sentirono tutto.
Dopo un po’ una delle colombe disse: «Cuu, cuu, noi abbiamo visto il piccolo Kai. Era sulla slitta della Regina delle Nevi e andava verso la Lapponia.»
«È vero», disse la renna. «Io ci sono nata in Lapponia, dove tutto scintilla di neve e di ghiaccio e la Regina ha il suo palazzo estivo.»
«Devo andarci subito!» esclamò Gerda. «Ora capisco perché Kai è stato così duro quel giorno. Il suo cuore era già di ghiaccio.»
I ladroni dormivano; la figlia del capo scivolò furtivamente vicino al padre che russava e gli rubò la chiave della porta.
«Porta Gerda in Lapponia» disse alla renna «E aiutala a ritrovare Kai.»
La renna era felicissima di tornare a casa sua e corse via per brughiere e paludi. Viaggiarono per diversi giorni e infine arrivarono nella gelida Lapponia.Faceva un freddo terribile e dappertutto c’era ghiaccio e neve.
«Guarda laggiù!» gridò Gerda. In lontananza, il palazzo estivo della Regina delle Nevi scintillava come una montagna di diamanti.
Intanto, nel Palazzo, la Regina aveva fatto di Kai il suo schiavo. Era una donna fredda e dispettosa e lo costringeva a lucidare continuamente i grandi pavimenti gelati.
Kai avrebbe pianto, se il suo cuore non fosse stato di ghiaccio. Poi un giorno la Regina delle Nevi dette a Kai dei ghiaccioli e gli disse:
«Se con questi riesci a formare la parola ETERNITÀ, può anche darsi che ti lasci libero.» Poi volò via. Kai venne lasciato solo con i ghiaccioli. Le sue mani erano livide dal gelo ma lui non sentiva freddo. Stava ancora tentando di formare la parola ETERNITÀ quando Gerda trovò la strada che conduceva al palazzo e alla grande sala ghiacciata.
«Kai» gridò. «Finalmente ti ho trovato!» E gli gettò le braccia al collo. Ma Kai rimase impassibile.
«Chi sei? Che ci fai qui? Vattene e non mi toccare.»
Gerda non gli diede retta. Malgrado gli sguardi ostili continuò a stringerlo a sé e pianse lacrime di gioia. E mentre piangeva, le sue lacrime calde caddero negli occhi di Kai… e sciolsero il ghiaccio del suo cuore.
Kai si ricordò subito di lei. «Gerda! Sei tu!» e finalmente rideva.
Si abbracciarono e si baciarono e danzarono di gioia. Anche i pezzettini di ghiaccio danzavano e composero da soli la parola ETERNITÀ sul pavimento.
«Ora sono libero!» gridò Kai. «La Regina delle Nevi non ha più potere su di me. Il mio cuore è di nuovo mio!»
Gerda guidò Kai dove la renna stava aspettando. Sulla sua groppa fecero il viaggio di ritorno e quando arrivarono a casa era di nuovo estate.
E le rose del giardino erano in piena fioritura.

PEDAGOGIA…

PEDAGOGIA

“Dobbiamo sforzarci di coltivare pratiche pedagogiche, sociali e culturali che consentano ai bambini di pensare autonomamente e di sviluppare una sensibilità sociale, così da vedere i loro simili come esseri umani e non come rivali e consumatori.” K. Zipes